Il VAR dà, il VAR toglie

Il VAR nasce con una promessa solenne: rendere il calcio più giusto. Meno errori, meno polemiche, più verità. Il risultato, però, è chiaro a tutti: il VAR non ha eliminato le controversie. Le ha istituzionalizzate. L’errore di fondo è credere che la tecnologia renda il calcio oggettivo. Questo strumento però non decide. Interpreta.

Un tocco di mano è punibile o no a seconda dell’arbitro. Un contatto in area è rigore oggi e simulazione domani. Il rallenty spesso inganna più che chiarire. La soggettività non sparisce. Si sposta. Dal campo alla sala video.

Si parla di “uniformità di giudizio” quando invece accade l’opposto: lo stesso episodio cambia valutazione tra campionati, arbitri e giornate. A volte addirittura nella stessa partita.

Uno dei tanti slogan giustificatori usati è: il VAR interviene solo per “chiaro ed evidente errore”. Nel calcio moderno, però, nulla è davvero chiaro ed evidente.

Chi lo decide? Con quali criteri? Linee guida vaghe producono decisioni incoerenti e rabbia diffusa.

Il VAR dovrebbe correggere. In realtà suggerisce. L’arbitro valuta come prima, solo con più schermi. Quindi in realtà la tecnologia non va a decide: moltiplica le interpretazioni.

Il fuorigioco “oggettivo” è diventato geometria creativa.  Spalle, ginocchia, ascelle, dettagli invisibili che decidono su intere stagioni…che poi non sono altro che linee precise tracciate su fermo immagini spesso discutibili.

Il VAR doveva aiutare l’arbitro. Lo ha indebolito.

Un tempo sbagliava e si assumeva la responsabilità. Oggi invece sbaglia dopo aver consultato una stanza piena di monitor. L’arbitro non è più il giudice finale, ma un intermediario tra campo e sala di controllo

Ogni decisione presa senza il “check al monitor” è sospetta. Ogni fischio genera la stessa domanda: “Perché il VAR non è intervenuto?”.

Il danno meno misurabile ma comunque evidente è quello emotivo. Il gol non è più un’esplosione. È un’attesa. Si esulta a metà.

Il VAR ha creato il gol con riserva. Non è una rivoluzione tecnica, ma psicologica. Il calcio vive di istanti. Ora li congela.

Il VAR non è il male assoluto, è uno strumento necessario nel calcio attuale, solo che viene usato male. Opaco. Incoerente. Interpretativo.

Doveva semplificare. Ha complicato.
Doveva calmare. Ha acceso il dibattito.

Finché non esisteranno criteri chiari, tempi certi e responsabilità definite, il VAR resterà un’idea potente mal applicata.

Doveva ridurre le polemiche. Le ha raffinate.
Doveva portare giustizia. Ha portato burocrazia.

Nel calcio l’errore è umano e la polemica inevitabile. La certezza però è ancora…in revisione.


Articolo di Francesca Altobelli